lunedì 18 febbraio 2019

Frida Kahlo: "Eri un Fiore di Vetro".


"Eri un Fiore di Vetro" - 2019




Diego e io - Brunori Sas - 2017



Testo

Due incidenti ho avuto nella vita, uno sei tu
Nonostante questo io ti amo
Io ti amo più di ogni altra cosa, anche di me
Che sono la tua bimba di cristallo
Nonostante le tue amanti, le mie amanti che
Lo sappiamo bene erano un gioco
Ma se bevi il sangue del mio sangue, allora no
Questo gioco non te lo perdono
Ma sì che ti perdono
Anche se lo so che tanto poi cadrai di nuovo
E sì che tu sei un uomo
Io lo so bene
E volano i pavoni
Sembrano aeroplani contro le finestre
Siamo il mostro e la bambina
Il trionfo e la rovina, noi
Brucia la mia carne senza te
La mia saliva, il mio sudore
Brucia questa nostra casa azzurra
Brucia il mio corpo per amore, uuh
Santa Marta prendi quello che resta di me
Questo corpo ormai non mi appartiene
Questo letto, questo specchio ormai rifletterà
Sulla tela solo il mio dolore
Che ho provato ad annegare in un fiume di Mezcal
Ma il dolore sai, non sa nuotare
Braccia forti che purtroppo non ho avuto mai
Per tenerti e non lasciarti andare
Ma va, dove ti pare
Tanto prima o poi
Lo so che tornerai a bussare
Sì, che questo è amore
Puoi dirlo bene
E volano i pavoni
Sembrano aeroplani contro le finestre
Siamo il mostro e la bambina
Il trionfo e la rovina, noi
Brucia la mia carne senza te
La mia saliva, il mio sudore
Brucia questa nostra casa azzurra
Brucia il mio corpo per amore

Songwriters: Antonio Di Martino / Dario Brunori



mercoledì 13 febbraio 2019

Qual è il sapore del successo per Chef Luca Pappalardo?

TEMPO STIMATO PER LA LETTURA: 06 min 48 sec.

H
o interrogato Google digitando Chef Luca Giovanni Pappalardo. A qualcuno di primo acchito non evocherà nulla ma per me e per molti intenditori del settore nonché buongustai sì. 
I primi risultati che spuntano riguardano recensioni di blog specializzati, articoli di giornale, il suo blog http://www.cuochimabuoni.it/, Tripadvisor, la sua faccia, i vitali link social (LinkedIn, Facebook, Instagram ecc...)  nonché l'onnipresente Amazon che si candida per portarti comodamente sulla soglia di casa le sue 2 pubblicazioni (Libri di Luca Giovanni Pappalardo) e tutto questo fa già intuire che non ci stiamo riferendo ad uno dei tanti cuochi mediamente bravi spurgati da un settore in costante crescita ed espansione (Avvenire.it ristorazione, un settore in salute) .

In effetti Luca ha già un curriculum originale e tutto suo: dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2005 con indirizzo teatrale-storico artistico conseguita al DAMS di Bologna prende confidenza con i suoi studi sperimentando posizioni come Direttore d'agenzia stampa, docente di Iconografia, responsabile in curatela e scrittura in testi teatrali e d'arte (lavoro con cui guadagna la scritta del suo nome e cognome nel retro del pregiato cd "Nevica sulla mia mano" di Lucio Dalla), fino ad arrivare al salto quantico datato 2010 nel business della ristorazione in cui si è giocato tutti i gettoni del suo sapere: Chef, Consulente, Formatore, Cooking performer, Speaker radiofonico in un programma di cucina, Editor ricette salute sul Corriere della Sera etc...

In merito a questo, alcuni si domandano costantemente le ragioni di questa drastica scelta così poliedrica come indefinita e forse nessuno gli ha mai chiesto spiegazioni direttamente, nemmeno io d'altronde. Questo perché oltre la timidezza e il timore di mettere in difficoltà l'altro, che potrebbe risultare impreparato a domande tanto aperte così da azzardare risposte anche istintive e artificiose, ho la presunzione come tanti di darmi spiegazioni piuttosto verosimili della realtà così come presenta e perciò ho sorpassato sgommando in curva gli altri visto che per me, è tutto chiarissimo.



In questo momento in cui sto scrivendo ho deciso di radicare certezze e gli e l'ho chiesto, lui mi risponde: 



"Ho scelto questo mestiere per colpa della Gelmini". 

Senza indagare...credo sia una parziale verità, un perché necessario ma non esaustivo. Quando trovi il lavoro e non un lavoro, non è mai colpa di nessuno semmai il contrario: qualcuno ci ha visto giusto e ha saputo investire su di te, tu in primis.

Lunedì sera poi, in controtendenza con gli 11 milioni e pussa di spettatori sintonizzati su Raiuno per Montalbano, ho guardato Il sapore del successo (Burnt), un film del 2015 in cui Bradley Cooper nel ruolo protagonista veste i panni dello Chef da due stelle Michelin Adam Jones il quale, dopo aver conquistato rilevanza prima e aver fatto fallire il suo locale in un momento di perdizione totale poi, decide di rimettersi in campo dopo un periodo di esilio con l'ambizione di conquistare una posizione ulteriore nella prestigiosa guida.

Finito il film, oltre aver compreso il mio trasporto per Bradley mi sono quasi convinta a frequentare qualche terapista poiché sebbene sia solo una commedia dal cast eccezionale (Sienna Miller, Riccardo Scamarcio, Emma Thompson, Uma Thurman tra gli altri) ho patito come se stessi guardando The Passion of the Christ di Mel Gibson: arrivata a questo punto è quasi fuori discussione che io abbia qualche rotella fuori posto.

Il film, sommato alle mie ipotesi di risposta rispetto alla scelta di Luca antecedenti la sua asserzione via WhatsApp, mi ha restituito conferme: essere cuochi appassionati rappresenta la carnalità dell'atto intellettuale, creativo ed estetico, è la trasposizione sul piatto del concetto aristotelico l'intero è maggiore della somma delle singole parti, è l'armonia sinfonica che risuona sulle papille gustative che ha come titolo Dono, amore, dedizione, disciplina, fatica e isteria.


"Luca non pensa ricette, incorona gli elementi che la natura ci dona.
Luca non fa da mangiare: nutre il corpo, la mente e vibra l'anima.
Luca non prepara alimenti, realizza l'emozione che proverai.
Luca non compone piatti, dipinge con la sua tavolozza opere d'arte.
Luca non è uno Chef, non fa da boss a nessuno. Egli stesso è condotto dal suo talento in azione."


Lo conobbi circa cinque anni fa nella sua ex dimora di Milano (no, non intendo a casa sua ma nel ristorante dove metteva la firma tutte le sere ai ripetuti successi): dai primi istanti ho pensato che oltre i nomi avesse ben poco di evangelico… diciamo che si presenta come antitesi allo chef bonaccione e gioviale ma autorevole in stile Cannavacciuolo. 

In mezza riga: catanese, sanguigno, a tratti spocchioso. 
Approfondendo: è solito incrociare le braccia e poi arrovellare con una mano la barba su se stessa mentre decanta le ricercate procedure con cui ha valorizzato il boccone che stai per addentare. Mentre ti cade lo sguardo sugli importanti anelli infilati nelle sue dita è possibile che concluda il suo storytelling e dica o faccia qualcosa di maledettamente spiazzante con un'addestrata innocenza e arguzia quasi demoniache. 


Si sono verificate situazioni così al limite dell'imbarazzo mentre frequentavo il suo ex locale, in cui avrei voluto trasformarmi in un uccellino per appollaiarmi su qualche sedia a ridacchiare in libertà senza risultare sconveniente.

Tutto ciò gli è valso la definizione anni fa di Chef arrogante da parte di un concorrente forse un pò invidioso nella trasmissione di Alessandro Borghese "Quattro ristoranti" in cui partecipò con il suo ex staff milanese. Il titolo provocatorio ma tremendamente vero attribuitogli accompagnò il secondo posto in classifica che si badi bene, è stato assegnato solamente a causa della scarsità ed impreparazione dei responsabili di servizio al tavolo. 

Una volta estirpato il problema alla radice, ovvero trasferita la propria eccellenza da fuoriclasse in altra location bolognese, risulta al momento difficile trovare incoerenze tra pensiero di Luca - prodotto del pensiero di Luca - distribuzione del prodotto del pensiero di Luca al tavolo. 
Anche perché oggi uno dei suoi primi vanti è quello di avere un valido team di collaboratori tra i quali spicca Isabel, la proprietaria del locale che è una donna di innata eleganza e raro savoir-etre.

Comunque sia, io trovo Chef Luca Giovanni Pappalardo un personaggio adorabile!

Ammiro da sempre le persone che sono (non che fanno le) alternative ed imprevedibili… sono soggetti che mettono a dura prova la tua pazienza, la tua capacità di intelligere, la tua empatia ed ascolto. E da quello sforzo si può uscire edificati o distrutti, dipende. Il trucco per rimanere illesi è attingere a quel tipo di relazioni complesse a piccole dosi, con una gran carica di ironia e flessibilità mentale e poi rifletterci su a tempo perso.

Aggiungiamo poi che la dose quotidiana di cortisolo (conosciuto anche come ormone dello stress) per chi fa questo mestiere logorante scorre abbondante e a ciclo continuo nel corpo: sveglia alle 4/5 del mattino per contrattare con i pescatori sulle frattaglie di pesce e non da acquistare (si avete capito bene frattaglie: Luca si prende cura del destino anche di sventurati Pesci Diversi come anticipa profeticamente il titolo del suo ultimo libro), gestione degli ordini e approvvigionamenti, momenti di creatività ed elaborazione, monitoraggio ed allineamento strumenti e sala, sincronizzazione della ciurma, direzione lavori prima del ciak si gira, apertura locale, momento interminabile di tensione e velocità adrenaliniche, gestione del delirio, dei momenti di crisi ed perdite di controllo, uscita dalla cucina per qualche autografo quando va bene o per rottura di coglioni di qualche cliente insoddisfatto o ignorante che sai già che si vendicherà in una crudele recensione, pausa sigaretta e pipì, ritorno all'operatività in cucina dopo qualche bestemmia sfuggita, ritmo serrato fino alle pance piene e visi sorridenti, ripristino e pulizia del locale e momento di crescita del team alias cazzeggio tutti insieme con la bottiglia di birra in mano. 
Poi, qualche manciata di ore passate dormendo e restart.

Ovviamente tutto questo è una sintesi delle principali attività che non mi ha elencato certo Luca ma ho immaginato... e non credo di scostarmi molto dalla realtà. Ho omesso volutamente la gestione imprenditoriale di Isabel e la direzione della sala perché sono argomenti talmente complessi a loro volta che meriterebbero un post a parte.

Come dice sempre il mio maestro del pensiero: 



"I ristoratori vivono in un altro spazio-tempo: mentre gli ospiti rimangono giovani e rilassati seduti comodamente ai loro tavoli a pasteggiare, i primi invecchiano precocemente come effetto dello sbattimento a velocità della luce nel dinamismo operativo".

Penso sia proprio così. E con il massimo rispetto per i lavori esclusivamente intellettuali penso che tutte le risorse impiegate nella suddetta categoria compresi Founder ed Amministratori Delegati, dovrebbero spegnere la televisione quando inizia l'illusorio e parziale Masterchef e andare a mettersi il grembiule almeno per qualche settimana in qualche ristorante vero.
Dopo capirebbero di più il senso e significato ultimi dei mille master in Bocconi e Louiss sul management che hanno conseguito, ne sono sicura.

Ah, dimenticavo: Luca riesce a fare anche il papà di due meravigliosi bimbi, Nina e Michele. Non ho ancora capito se sono reincarnazioni di Gandhi e Budda o figli di Luca ed Enrica veramente poiché andando oltre al lato estetico gradevole che lascia pochi dubbi e che fa sempre piacere per carità, sono dei bambini educati e zen senza l'utilizzo di smartphone, perle rare direi. Ma in questo sospetto che dietro a due bambini così ben riusciti ci siano due genitori che lo sono altrettanto, non solo esteticamente. Enrica e Luca dimostrano che sì, si può fare tutto (volendo).

Per tutto il resto, pranzo o cena che sia, andate a trovare Luca presso:


Pane e Panelle, Via S. Vitale, 71 Bologna

e poi fatemi sapere 😉!



👆Isabel e Luca: il braccio e la mente, la mente e il braccio.


Per provare un'esperienza culinaria da Luca: 
https://www.paneepanelletrattoria.it/

Per visualizzare i suoi piatti su Instagram:
https://www.instagram.com/chef_luca_giovanni_pappalardo/

Per visualizzare il suo profilo LinkedIn:
https://www.linkedin.com/in/luca-giovanni-pappalardo-1b297064

Per visualizzare il suo profilo Facebook:
https://www.facebook.com/cuochimabuoni.luca



martedì 5 febbraio 2019

giovedì 31 gennaio 2019

L'immagine di madre perfetta? La vita non è un gioco: IO STO CON KEIRA!

TEMPO STIMATO PER LA LETTURA: 05 min. 09 sec.



“La mia vagina si è lacerata. Sei venuta fuori con gli occhi aperti. Le braccia alzate. Urlante. Ti hanno posata su di me, coperta di sangue, di vernice caseosa, con la testa deformata dal passaggio nel canale cervicale. Pulsante, ansimante. Ricordo la merda, il vomito, il sangue, i punti. Ricordo il campo di battaglia, la battaglia per la tua sopravvivenza. E io sarei il sesso debole? Lo saresti tu?”

Chiara, diretta, scioccante e a tratti disgustosa. Un paio di settimane fa le dichiarazioni dell'attrice Keira Knightley impazzavano sui tabloid con tanto di pezzi tratti dal suo ultimo saggio sulla maternità nudi e crudi come quello sopra riportato. Hanno fatto rumore i ruggiti di Keira: celebre attrice londinese classe '85, dislessica, additata come anoressica (cosa da lei sempre smentita ma che fu concausa di un bel esaurimento nervoso a soli 22 anni),  mamma di Edie da quasi tre anni, salvata per un pelo dalla madre rispetto alla decisione del padre di chiamarla Kira alla sua nascita. Se così non fosse stato Kira avrebbe rappresentato il corrispettivo femminile russo del nome Ciro: 

ecco quando la sensibilità materna e una vocale sono in grado di salvarti da un difficile destino!

Non mi ha mai fatta impazzire a pelle, più che altro perché ho una terribile fissazione e memoria fotografica per i dettagli esagerati o anormali. Mi rimangono impressi così tanto che quando li individuo senza dare troppo nell'occhio soffro in seguito di rigetto psicologico dell'elemento che costituisce la totalità rispetto al dettaglio disturbante. Perciò, anche se nessuno ne ha mai parlato o per molti può sembrare un segno particolare, non ho mai apprezzato le mascelle di Keira. Ho spesso immaginato che avesse tentato di ingoiare un ferro da stiro da piccola o che fosse parente stretta del primo indimenticabile Ridge Forrester: Ronn Moss. E' lui il precursore del Mascellanesimo, non v'è dubbio.

Credo oggi di aver superato questo mio limite, grazie proprio alle frasi tuonate da Keira contro Kate Middleton: 

“Nascondi il dolore, il corpo che si spezza, il seno che gocciola, gli ormoni impazziti. Appari bella, alla moda, non mostrare il tuo campo di battaglia, Kate. Sette ore dopo la tua battaglia tra la vita e la morte, sette ore dopo che ti sei aperta e la vita insanguinata e urlante è venuta fuori da te, stai là, in piedi, con la tua bambina, a farti fotografare da un branco di paparazzi”.

Standing ovation alla Kneightley, premio Oscar per la più intelligente considerazione di inizio 2019, Golden Globe per la lezione di anticonformismo e autocoscienza. 

"KEIRA FOR PRESIDENT!" 


inneggiava con tanti palloncini  colorati e stelle filanti la mia testolina fantasiosa.


Per Keira si evince dunque che la maternità è uno squarcio, non solo corporeo ma anche sulla realtà. In effetti è tutto quello che ho sempre sospettato ma che ultimamente sta trovando conferma nei miei incontri più confidenziali.
Accanto al due per centro di mamme alla Kate Middleton che acquisiscono solamente charme, sentimentalismo, messe in pieghe, realizzazione assoluta e il senso della vita nel diventare madri ci sono le altre. Sono mamme esattamente come le prime, hanno lo stesso amore trascendente per i figli e anche le stesse occhiaie, le stesse smagliature, lo stesso seno svuotato, gli stessi trucchi ormai secchi ed inutilizzabili nella trousse, la stessa pancera contenitiva, le stesse scarpe tacco 12 che non metteranno mai più, lo stesso nervosismo, la stessa voglia di sfogarsi e le stesse preoccupazioni che occhio e croce le accompagneranno moltiplicandosi subdolamente per il resto della loro vita.

C'è una sola differenza tra le due categorie di Mammosità: le prime ci tengono a mettere in risalto il loro potere e a darsi un tono agli occhi della società, alle seconde non frega un cazzo perché sanno che è proprio nella verità e schiettezza che c'è spessore e personalità. Ovviamente io, che inizio a dubitare seriamente di possedere il gene della maternità simpatizzo per le seconde, le guerriere Sayan.

Io sono una che  Michela Andreozzi definirebbe childless per caso, ossia una senza figli perché fino ad ora non ne sono arrivati ma non sta facendo la maratona del sesso a scopi riproduttivi e nemmeno ha intenzione di farsi piantare delle canule nelle ovaie pur di averne a tutti i costi. Nel suo ultimo libro "Non me lo chiedete più" infatti la famosa commediografa, attrice e conduttrice radiofonica declina tutta la diversa nomenclatura e altresì difende in modo coraggioso, oggettivo, carismatico, comico e profondo le #Childfree: ossia coloro che hanno scelto responsabilmente di non avere figli. E' un libro che dovrebbero leggere tutti i 7,6 miliardi di persone circa che popolano la Terra e che riporta al centro il ruolo contemporaneo della donna donando conforto e nuove prospettive ai cuori di coloro  che alzavano il dito balbettando un timido: 

"Ma quindi anche io valgo?"


Certo, in uno stivale tutto malconcio e bucato che non sforna più figli (Nascite, nuovo crollo nel 2018: mai così male dall’Unità d’Italia) è rischioso affrontare questi argomenti: è un attimo trovare un sit-in sotto casa con la catasta di legna già accesa! No, niente rogo per ora: la Andreozzi trionfa e le stelline delle recensioni positive con lei, il che fa ben sperare che qualcosa stia cambiando...siamo in tante: olè!

Aldilà della maternità, non maternità.. si affacciano nuove minacce se si pensa alle generazioni future, a tal proposito  il mio settimanale preferito https://www.iodonna.it/ riporta che: 

"Secondo l'ultimo rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, entro due generazioni sarà sconsigliato lasciar giocare i minori all'aperto a causa dell'inquinamento atmosferico. Il riscaldamento globale causerà più malattie e morti delle guerre o della povertà. Aumenteranno zanzare, zecche, infezioni batteriche portate da inondazioni che avranno contaminato l'acqua potabile. Cresceranno, tra gli altri, i problemi di salute mentale. Se non abbiamo voglia di allungare lo sguardo fino alle due generazioni che verranno, già oggi il 93 per cento dei bambini non respira bene, fuori e dentro casa".


Che allegria cavoli! Il fatto è che poi tocca sempre a noi scegliere se procreare o no, padri o succedanei che siano siamo noi che teniamo il tema natalità per le palle! Clonano gli animali, stampano gli organi in 3D ma mai che creino uteri maschili ad esempio... Tanto vale la pena che la coppia (se c'è) si sieda un momento a tavolino e indaghi sul vero PERCHE' del voler concepire delle innocenti creaturine in sto delirio  (una trentina di guerre all'attivo per un totale di 70 Stati coinvolti, aumento divario tra ricchi e poveri nel mondo al ritmo di 2.5 miliardi di dollari al giorno in favore dei super-ricchi, della crisi economica d'Occidente con conseguente calo occupazionale degli Stati sfigati non scrivo dati perché è come sparare sulla Croce Rossa, incremento dell'allarme droga +39% in due anni con primo approccio a 8 anni etc etc...) e indebitarsi anticipatamente per circa 171mila euro senza considerare l'inflazione (Report Federconsumatori: costi per mantenere e crescere un figlio da 0 a 18 anni):
  1. Per avere un erede? Che triste pragmatismo. Godranno sicuramente del patrimonio i discendenti senza poter respirare stando all'OMS. Se si intende invece un'eredità genetica/discendenza genealogica invece devo constatare che la sovrastima che nutriamo verso noi stessi e la nostra stirpe è sempre sconvolgente…
  2. Per dare nipotini ai nonni? Tipica risposta maschilista da clava: "Io usare te femmina per miei genitori felici UGA-UGA!"
  3. Per avere un ME in miniatura? Questa era un forma di narcisismo patologico pre-selfie di epoca antecedente all'attuale era social, spero sia in via di estinzione.
  4. Perché mi piacciono i bambini? Bugia, non ci crede nessuno.
  5. Perché sono portato a fare il genitore? I risultati dell'educazione genitoriale delle ultime generazioni non è che siano incoraggianti però per carità… è bello avere fiducia nelle proprie capacità al netto del contesto.
  6. Perché amo mia moglie/mio marito e desidero un frutto del nostro legame? Che dolce e zuccherina prospettiva. Peccato che il frutto sia la scelta, dedizione e scoperta quotidiane dell'immensità dell'altro non un figlio che verrà al 100% strumentalizzato nell'ineluttabile conflitto.
  7. Perché voglio che qualcuno si occupi di me quando sarò anziano? Beh, questa è parecchio sincera. Il problema è che da Panama o dalle Isole Kerguelen con tanto di dito medio via Skype sarà dura, vista la continua tendenza ad alzare i tacchi e andarsene.
  8. Perché sono un egoista che vuole fare l'altruista? Un premio Nobel alla sincerità. Sono i classici che pensano "Perché gli altri si e io no?" su tutto, anche sulla procreazione. Immagino già quanto possa essere per loro esaltante dire "ah ma MIO figlio non lo farebbe mai..", "Sa, MIO figlio è stato selezionato dalla NASA per la prossima spedizione per lo spazio…" e normalmente l'interlocutore pensa "Ah si? Bello. Speriamo che non torni". Immagino anche quanto sarà avvincente per tali genitori condizionare continuamente lo sventurato rampollo con false credenze e proiezioni mentali e a quanto saranno impegnati nel culto fanatico ed isterico dell'iconografia famigliare. Però dai, saranno anche quei genitori che si leveranno il sangue per i figli o meglio per l'idea che hanno dei propri figli, questo slancio di altruismo bisogna riconoscerlo!
  9. Perché discuterne? Facciamoli e basta, il resto lo affronteremo! E poi se mangiamo in due, mangeremo in tre! E pensare che il cervello non ce l'abbiamo a caso...
  10. Perché non so da che parte iniziare, mi sento indegno di fronte a tanta immensità ma lo desidero perché credo e amo Dio? Démodé, le chiese e luoghi spirituali sono vuoti come lo siamo noi.
  11. Sono ateo/a, non so un tubo di ste cose e non ho passione per i bimbi. So solo che amo mio marito/moglie e lo faccio solo per lui/lei? Tuoché, non fa un plissé.
In tutto questo l'altro ieri ho visto Serena, una mia amica. Sempre positiva lei, fiduciosa, ilare: un nome, una garanzia! Però l'altro giorno non era tanto nel suo nome...ed infatti proprio parlando di questi argomenti che la tormentano da un pò ad un certo punto mi fa: "Ho detto a Christian che sono disposta a tutto... pur di non aver figli! Proprio non me la sento, gli ho spiegato che è proprio perché lo amo tanto e sono così consapevole che non posso prendermi questa responsabilità immensa. Non è questione di paura o non paura però Eli.. diciamoci la verità: come dice Vasco 

la vita è bella ma la realtà è uno schifo! 



Io non credo in nulla almeno sarebbe più facile se avessi la scusa della religione. Io non mi sento neanche di questo mondo! Certo le congetture di cui parliamo spesso non aiutano ma forse sono preambolo di una VERITA', che io so e non posso far finta di non ascoltare!
Lo so che questo realismo ti ha sempre destabilizzata però io sono così: è più forte di me e non sarei credibile a me stessa prima di tutto se lo facessi per rendere felice un altro, anche se è l'uomo che amo" .



Erano le cinque del pomeriggio, pioveva a dirotto e alla radio passavano i Radiohead - Creep. 

Non le ho risposto nulla, l'ho stretta forte a me. E mentre l'abbracciavo siamo scoppiate a piangere.







I principali conflitti in corso:
https://www.iltempo.it/esteri/2018/04/15/news/siria-guerre-mappa-conflitti-atlante-ipocrisia-asia-africa-europa-america-oceania-1061120/

Rapporto Oxfam 2019: aumenta divario tra ricchi e poveri nel mondo:
http://secondowelfare.it/povert-e-inclusione/rapporto-oxfam-2019-aumenta-il-divario-tra-ricchi-e-poveri-nel-mondo.html

Allarme droghe +39% in due anni. Ragazzi italiani al secondo posto in Europa:
https://www.repubblica.it/cronaca/2018/06/26/news/libro_bianco_sulle_droghe-200063290/

Colla, coca, eroina: in Italia l'emergenza droga comincia a 8 anni:
http://espresso.repubblica.it/inchieste/2018/09/19/news/colla-coca-eroina-l-emergenza-droga-comincia-a-8-anni-1.327107

Per acquistare "Non me lo chiedete più" di Michela Andreozzi:


Per ascoltare Creep dei Radiohead:

Chi è il guerriero Sayan?
TRADUZIONE CREEP - RADIOHEAD:

Sgradevole
Quando tu eri qui prima
non riuscivo a guardarti negli occhi
tu sei proprio come un angelo
la tua pelle mi fa piangere
tu fluttui come una piuma
in un mondo meraviglioso
Io avrei voluto essere speciale
tu sei così maledettamente speciale

ma sono una persona sgradevole, sono uno strano
cosa diavolo sto facendo qui?
io non appartengo a questo posto

non importa se ferisce
io voglio avere il controllo
voglio un corpo perfetto
voglio un'anima perfetta
voglio che tu noti
quando non sono in giro
tu sei così maledettamente speciale
Io avrei voluto essere speciale

ma sono una persona sgradevole, sono uno strano
cosa diavolo sto facendo qui?
io non appartengo a questo posto
lei corre fuori dalla porta
lei sta correndo
lei corre… 

Qualunque cosa ti renda felice
tutto ciò che vuoi
tu sei così maledettamente speciale
Io avrei voluto essere speciale

ma sono una persona sgradevole, sono uno strano
cosa diavolo sto facendo qui?
io non appartengo a questo posto
io non appartengo a questo posto